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La empresa vista desde la sociedad civil
9 de octubre de 2003
JORNADA SOBRE LA EMPRESA Y LA SOCIEDAD CIVIL: RETOS MUTUOS DE FUTURO

Resumen de:
La empresa vista desde la sociedad civil

Sergio Belardinelli



Jornada sobre La Empresa y la Sociedad Civil.

Artículos de las intervenciones:


Ignacio Sánchez Cámara
Pedro Schwartz
Wolfgang Bernhardt
Jordi Canals
Rafael Alvira Domínguez
Paul Rowson
Sergio Belardinelli
Víctor Pérez Díaz
Nicolás Grimaldi

Sergio Belardinelli è nato a Sassoferrato (AN) il 5 marzo del 1952; nel 1975 si è laureato in filosofia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Perugia.

Dal febbraio 1979 al novembre 1980, in qualità di borsista della “Konrad Adenauer Stiftung” e della “Alexander von Humboldt Stiftung”, ha studiato sotto la guida di Nikolaus Lobkowicz presso il “Geschwister Scholl Institut fuer politiche Wissenschaft” dell’Università di Monaco di Baviera.

Nel 1982 è stato uno dei fondatori della rivista filosofica “La Nottola”, della quale è stato condirettore fino al 1987.

Dal novembre 1979 all’ottobre 1989 ha insegnato filosofia del lavoro e filosofia della storia nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Trieste.

Nel 1989 è stato chiamato a insegnare Storia del pensiero sociologico nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna.

Nel 1996 è stato uno dei fondatori della rivista “Studi Perugini-Rassegna semestrale di scienze politiche e sociali”, della quale è uno dei direttori.

Ha insegnato in diverse Università straniere.

Attualmente è professore ordinario di Sociologia dei processi culturali e di Sociologia politica nella Facoltà di Scienze Politiche, Sede di Forlì, dell’ Università di Bologna.

I suoi lavori scientifici di questi ultimi anni vertono principalmente sul problema del mutamento socio-culturale, con particolare riguardo alla cosiddetta cultura postmoderna, alla religione e alla società civile. Coordina insieme ad altri due colleghi tedeschi una ricerca internazionale, finanziata dalla “Volkswagen Stiftung”, sul tema: “Società, Stato e Chiesa in Europa” (uscirà entro l’anno il primo volume incentrato sui diversi sistemi educativi vigenti in Europa e sul ruolo assegnato all’educazione religiosa). E’ autore di un centinaio di articoli pubblicati in riviste e volumi collettanei italiani e stranieri; ha scritto la voce “Cultura” per il volume di supplemento della Enciclopedia del Novecento della “Ecicopedia Italiana”.

Tra i suoi libri ricordiamo:

La tragedia del lavoro. Saggio sui Manoscritti del giovane Marx, Ed. Argalia, Urbino 1978; Scienza e filosofia pratica. Saggio su Juergen Habermas, Ed. La Nottola, Urbino 1983; Una sociologia senza qualità. Saggi su Luhmann, Ed. Angeli, Milano 1993 (questo libro contiene in appendice una lunga discussione avuta con lo stesso Luhmann sui vari problemi affrontati nel libro); Il progetto incompiuto. Agire comunicativo e complessità sociale, Ed. Angeli, Milano 1996; Il gioco delle parti. Identità e funzioni della famiglia in una società complessa, Ed. Ave, Roma 1996; La comunità liberale. La libertà, il bene comune e la religione nelle società complesse, Ed. Studium, Roma 1999. La normalità e l’eccezione. Il ritorno della natura nella cultura contemporanea, Ed. Rubbettino, Catanzaro 2002.

E’ membro del “Comitato Nazionale di Bioetica”.

La empresa vista desde la sociedad civil

Quale che sia l’idea che abbiamo della società civile e dei suoi rapporti con lo Stato, problema, questo, tipicamente moderno, oggi sembra che di una cosa possiamo essere certi: non possiamo più considerare la società civile come il luogo dei rapporti economici, il campo di battaglia dove singoli individui e singole imprese perseguono esclusivamente i loro interessi particolari, di fronte al quale porre hegelianamente lo Stato come garante dell’interesse generale. 

Ciò che oggi diciamo “civile” rappresenta infatti una connotazione pervasiva di tutti gli ambiti della vita sociale e politica; una connotazione tesa ad affermare l’idea che una società è tanto più civile, quanto più è rispettosa e promuove a tutti i livelli, da quello delle istituzioni pubbliche a quello delle imprese private, la libertà e la dignità delle persone. 

Non è un caso che il benessere di un Paese dipende sempre di più, non soltanto dalla produzione dei beni materiali, ma dalla capacità che quel Paese ha di produrre il cosiddetto “capitale sociale”. Gli imprenditori sanno forse meglio di chiunque altro quanto sia importante per la loro impresa la disponibilità di questo genere di capitale, capace di produrre fiducia, senso del dovere, senso di responsabilità. 

L’idea che intendo sostenere è che l’impresa si avvantaggerà tanto più in termini di profitto di questi beni morali, quanto più saprà diventare a sua volta un luogo di produzione di questi stessi beni.

 

 

FORO:
  - Energía y desarrollo sostenible
  - Empresa y sociedad

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