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Sergio
Belardinelli è nato a Sassoferrato (AN) il 5 marzo del 1952;
nel 1975 si è laureato in filosofia presso la Facoltà di Lettere e
Filosofia dell’Università degli Studi di Perugia.
Dal
febbraio 1979 al novembre 1980, in qualità di borsista della
“Konrad Adenauer Stiftung” e della “Alexander von Humboldt
Stiftung”, ha studiato sotto la guida di Nikolaus Lobkowicz presso il
“Geschwister Scholl Institut fuer politiche Wissenschaft” dell’Università
di Monaco di Baviera.
Nel
1982 è stato uno dei fondatori della rivista filosofica
“La Nottola”, della quale è stato condirettore fino al 1987.
Dal
novembre 1979 all’ottobre 1989 ha insegnato filosofia del
lavoro e filosofia della storia nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università
di Trieste.
Nel
1989 è stato chiamato a insegnare Storia del pensiero
sociologico nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di
Bologna.
Nel
1996 è stato uno dei fondatori della rivista “Studi
Perugini-Rassegna semestrale di scienze politiche e sociali”, della
quale è uno dei direttori.
Ha
insegnato in diverse Università straniere.
Attualmente
è professore ordinario di Sociologia dei processi culturali e di
Sociologia politica nella Facoltà di Scienze Politiche, Sede di Forlì,
dell’ Università di Bologna.
I
suoi lavori scientifici di questi ultimi anni vertono principalmente sul
problema del mutamento socio-culturale, con particolare riguardo alla
cosiddetta cultura postmoderna, alla religione e alla società civile.
Coordina insieme ad altri due colleghi tedeschi una ricerca
internazionale, finanziata dalla “Volkswagen Stiftung”, sul tema:
“Società, Stato e Chiesa in Europa” (uscirà entro l’anno il
primo volume incentrato sui diversi sistemi educativi vigenti in Europa
e sul ruolo assegnato all’educazione religiosa). E’ autore di un
centinaio di articoli pubblicati in riviste e volumi collettanei
italiani e stranieri; ha scritto la voce “Cultura” per il volume di
supplemento della Enciclopedia del Novecento della “Ecicopedia
Italiana”.
Tra
i suoi libri ricordiamo:
La
tragedia del lavoro. Saggio sui Manoscritti del giovane Marx,
Ed. Argalia, Urbino 1978; Scienza e filosofia
pratica. Saggio su Juergen Habermas, Ed. La Nottola, Urbino
1983; Una sociologia senza qualità. Saggi su
Luhmann, Ed. Angeli, Milano 1993 (questo libro contiene in
appendice una lunga discussione avuta con lo stesso Luhmann sui vari
problemi affrontati nel libro); Il progetto
incompiuto. Agire comunicativo e complessità sociale, Ed.
Angeli, Milano 1996; Il gioco delle parti.
Identità e funzioni della famiglia in una società complessa,
Ed. Ave, Roma 1996; La comunità liberale.
La libertà, il bene comune e la religione nelle società complesse, Ed.
Studium, Roma 1999. La normalità e l’eccezione.
Il ritorno della natura nella cultura contemporanea, Ed. Rubbettino,
Catanzaro 2002.
E’
membro del “Comitato Nazionale di Bioetica”.
La
empresa vista desde la sociedad civil
Quale
che sia l’idea che abbiamo della società civile e dei suoi rapporti
con lo Stato, problema, questo, tipicamente moderno, oggi sembra che di
una cosa possiamo essere certi: non possiamo più considerare la società
civile come il luogo dei rapporti economici, il campo di battaglia dove
singoli individui e singole imprese perseguono esclusivamente i loro
interessi particolari, di fronte al quale porre hegelianamente lo Stato
come garante dell’interesse generale.
Ciò
che oggi diciamo “civile” rappresenta infatti una connotazione
pervasiva di tutti gli ambiti della vita sociale e politica; una
connotazione tesa ad affermare l’idea che una società è tanto più
civile, quanto più è rispettosa e promuove a tutti i livelli, da
quello delle istituzioni pubbliche a quello delle imprese private, la
libertà e la dignità delle persone.
Non
è un caso che il benessere di un Paese dipende sempre di più, non
soltanto dalla produzione dei beni materiali, ma dalla capacità che
quel Paese ha di produrre il cosiddetto “capitale sociale”. Gli
imprenditori sanno forse meglio di chiunque altro quanto sia importante
per la loro impresa la disponibilità di questo genere di capitale,
capace di produrre fiducia, senso del dovere, senso di responsabilità.
L’idea
che intendo sostenere è che l’impresa si avvantaggerà tanto più in
termini di profitto di questi beni morali, quanto più saprà diventare
a sua volta un luogo di produzione di questi stessi beni. |